Email: scopriamo l’errore 5.4.0 con indirizzi @alice.it

L’errore recita testualmente: These recipients of your message have been processed by the mail server: mail@nomedominio.xxx; Failed; 5.4.0 (other or undefined network or routing status) e ogni qual volta proviamo ad inviare un messaggio ad una mail @alice.it, su alcuni server ci ritorna indietro un messaggio proprio con questa dicitura.

Grazie al gruppo Fatti di Hosting su Facebook (di cui sono un felice membro) e alla professionalità di Fabrizio Leo, CEO di FlameNetworks, siamo riusciti a capirne il motivo.

Per risolvere il problema, dopo un attento sguardo al log del server, gestito con Parallel Plesk, Fabrizio ha effettuato numerose prove a riguardo ed ha così inserito un A Record che rimandasse a mail.nomedominio.xxx e un MX Record che andasse a gestire le mail con lo stesso servizio dell’A Record. Se utilizzate un servizio come internetbs.net vi ritroverete questa schermata:

servizio-mail-scopriamo-lerrore-5-4-0-con-indirizzi-at-alice-it

Una volta fatto ciò e aspettato la propagazione del DNS, i messaggi da Alice mail verranno correttamente recapitati.

Spero di aver fatto cosa gradita a chi, come me, si è trovato in questa situazione. Se ti è stato d’aiuto e/o hai trovato l’articolo interessante, condividilo sui tuoi canali preferiti.

Evoluzione del Web Design

Evoluzione del web design

Se fino a qualche tempo fa il web designer, ossia la figura dedicata alla gestione grafica dei vari siti web, era diciamo legata soltanto alla pura creatività, oggi questa pratica si è aggiornata, andando in contro a quelle che sono “soltanto” le necessità dell’utente.

Con ormai più di un decennio di esperienza infatti, gli utenti che navigano il web hanno assodato ormai certe dinamiche di cui voglio parlarti con questo mio articolo e che racchiudo in una piccola lista:

  1. Logo in alto a sinistra
  2. Carrello in alto a destra
  3. Menù in alto
  4. Breadcrumbs, o briciole di pane, nella parte alta del sito web.

Per il punto 1 e 2, anche se può sembrare una banalità, il logo e il carrello (se siamo davanti ad un e-commerce) identificano il sito web e fanno capire all’utente in quale sito o negozio si trovano. Vi è mai capitato di entrare in un sito con il logo in un’altra posizione, lasciandovi quel senso di smarrimento?

Ci sono tuttavia siti web che non utilizzano queste dinamiche, il motivo è probabilmente da ricercare nel fatto che ormai sono molto conosciuti e quindi possono diciamo permettersi (neanche molto in realtà) queste “falle”. Se però sei un negozio online o hai un sito da poco tempo, devi necessariamente adeguarti a queste dinamiche perché nulla in questo caso può essere tralasciato.

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Tornando alla nostra lista, più precisamente al punto 3, il menù è la parte centrale del nostro sito web, qui infatti saranno presenti tutte le informazioni che potremmo trovare e che dovremmo necessariamente far trovare all’utente.

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Le breadcrumbs infine aiutano a capire all’utente dove si trova, soprattutto in quei siti pieni di categorie, tag e sotto sezioni. Vi capita di solito di trovarle in alto nei siti web, allineati a sinistra o a destra. A seguire un esempio con tutti i 4 punti evidenziati.

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Spero di averti fatto ragionare anche solo un minuto sull’evoluzione del web design che in questi anni ha veramente cambiato il proprio senso di marcia, andando sempre più a favore dell’utente e tralasciando la pura creatività che chiaramente non verrà mai abbandonata ma che si è, sempre in questi anni, evoluta.

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Perché NON scegliere servizi di hosting gratuiti per i siti web

Hosting gratis o a pagamento?

Se sei in procinto di aprire un tuo sito web e stai pensando di utilizzare uno di quei servizi di hosting gratis che ti permettano la realizzazione del tuo sito, in maniera del tutto free, ti voglio far ragione un po’. Ti piacerebbe vivere su un monolocale in affitto e avere il proprietario che ti dice dove devi stare, dove devi andare, dove mangiare e così via? Ragioniamo insieme.

È vero, in “due click o quasi” riesci, con questi servizi, ad impostare un tuo personale sito basico che chiaramente può andar bene per un discorso amatoriale ma quando vuoi spingerti più in la del servizio gratis, arrivano i problemi.

Indirizzi mail, spazio web, accesso FTP senza vincoli, numero di database MySql, funzionalità aggiuntive nel sito, aspetti legati alla SEO ed alla User Experience, ecc. Di solito i servizi gratuiti non ti consentono una totale personalizzazione o la possibilità di metter mano a servizi come quelli che ti ho appena elencato e, soprattutto, sei legato dal punto di vista del dominio ad avere un indirizzo per il tuo sito web simile a questo: www.nomeserviziogratis.tuodominio.com, cosiddetto anche dominio di terzo livello.

Va da sé che per un’azienda o un professionista che si rispetti (anche se alle prime armi), avere il proprio nome, azienda o associazione, legata ad un indirizzo di terzo livello, non sia propriamente professionale.

Se sei un libero professionista, un responsabile di un’associazione o azienda, il fattore web non lo puoi sottovalutare: la presenza online ormai fa parte di tutti noi, bisogna soltanto regolarci di conseguenza, utilizzare gli strumenti giusti e pensare che ormai avere un sito web è quasi come avere una propria carta d’identità (o curriculum se vuoi) dove poter inserire anche qualche articolo ben progettato.

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Agenzie web: in quale ambiente di lavoro viviamo?

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Con l’arrivo del web e l’evoluzione quindi delle agenzie di pubblicità classiche in agenzie web, nella maggior parte dei casi, mi sono sempre chiesto che tipo di ambiente di lavoro abbiano queste realtà. Personalmente ho avuto modo di provare sulla mia pelle pochi ambienti di questo tipo, visto quello di cui mi occupo attualmente e, per questo motivo, mi son sempre chiesto come si lavora in questi ambienti creativi.

Grazie ad un form che ho creato su Google e condiviso poi su Facebook, dove facevo una domanda davvero molto semplice, ho avuto parecchi riscontri (più di un centinaio) con risultati veramente curiosi e che andrò ad analizzare tra poco.

Nel form ho chiesto se, nel proprio ambiente di lavoro, si possa ascoltare musica, si possa chiacchierare direttamente senza grossi problemi oppure se siamo davanti ad un ambiente di lavoro più severo dove non “vola una mosca”. Altre risposte erano dedicate anche ad un metodo di lavoro di tutto l’ambiente ovvero se chi lavora non interagisce con i colleghi, seguendo ogni singolo lavoro/cliente da solo. Chiaramente c’è anche chi ha comunicato un disagio lavorativo che però non ho preso in considerazione.

Ecco quindi i risultati, in maniera totalmente anonima.

Serio, non vola una mosca 4 3.2%
Giocoso, si può parlare senza grossi problemi 44 35.2%
Serio con musica di sottofondo 17 13.6%
Giocoso ma senza musica di sottofondo 13 10.4%
Si lavora in squadra, stesso obbiettivo a cui collaborano più persone 20 16%
Ognuno lavora ad un lavoro diverso, senza interagire con i colleghi 10 8%
Other 17 13.6%

Ora possiamo però suddividerle in un altro modo, andando quindi ad elaborare un po’ questi dati.

Una delle cose da sottolineare è il fatto che, su circa 120 risposte al sondaggio, il 61.6% lavora in un ambiente giocoso con o senza musica, dove collaborano più persone o comunque dove c’è un’interazione tra i vari dipendenti o collaboratori. Il resto, circa 11.2%, è ancora diciamo legata forse ad un ambiente “vecchio stampo”, se così si può dire, dove ogni lavoratore si gestisce i clienti e, devo dire, purtroppo, non rende partecipe i suoi colleghi di quello che fa. La restante percentuale si divide poi in “altro” e quelli che hanno o meno musica di sottofondo durante il proprio orario di lavoro.

Se poi prendiamo solo il fattore “giocoso” della questione, senza contare l’ambiente serio o no, è stato circa il 45%, quindi più o meno la metà dei partecipanti al sondaggio si trova in un ambiente di lavoro comunque propositivo e più leggero.

Infine, diamo uno sguardo a quelli che non hanno trovato tra le risposte la propria situazione. Ebbene circa 14% del sondaggio ha voluto sottolineare la propria situazione che varia da un lavoro totalmente autonomo (casa, studio personale ecc) fino ad un ambiente molto dinamico dove si sceglie la musica ad ogni inizio di giornata e dove addirittura è presente la Play Station 4 in ufficio.

Infine, per i più curiosi, pubblico direttamente l’immagine del sondaggio con grafico a torta.

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Ora invece tocca a te, cosa ti aspettavi o comunque com’è il tuo ambiente di lavoro? Fammelo sapere nei commenti qui sotto.

Cos’è un moderatore? Alla scoperta di questa figura del web

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Quando mi chiedono: “tu cosa fai, il moderatore? Che cos’è?”

Quando le persone mi chiedono cosa faccio o di che cosa mi occupo, a volte ammetto di aver “paura” della loro risposta, quindi faccio un bel respiro e gli dico che, tra le cose di cui mi occupo durante il giorno, faccio anche il moderatore.

A quel punto, qualcuna di queste persone (di solito le più curiose) vogliono capire esattamente cosa fa un moderatore; la mia reazione quindi è di totale illuminazione. Il motivo? Credo che una delle cose più importanti per aumentare la nostra conoscenza e quella di un’altra persona sia proprio il fatto di spiegare bene cosa facciamo, soprattutto se si parla di web e della sua potenzialità. Nel mio caso mi rivolgo a questa persona cercando di fargli capire cosa significa fare il moderatore, ecco quindi il perché ho deciso di scrivere questo articolo.

Il moderatore

Nel mondo del web è conosciuto anche come “mod” e il moderatore, inizialmente presente nei forum dei vari settori dell’IT, ha preso sempre più piede nelle varie comunità online e sui social network. Su Facebook o Google Plus ad esempio, è possibile moderare un gruppo o Community per tenere diciamo un livello di conversazione accettabile fra gli utenti. Ma il moderatore non fa soltanto questo, è un lavoro che dovrebbe cominciare inizialmente (almeno per me è cominciato in questo modo) per passione per poi evolversi in qualcosa di più forte. Il moderatore dovrebbe conoscere innanzitutto l’ambito di cui si deve occupare, proponendo a volte dei contenuti in modo da coinvolgere gli stessi utenti del forum o nella sezione in cui “opera”.

Relazione con gli altri utenti

In un forum e nei social network esistono, anche se a volte le persone non lo pensano, delle regole di comportamento come nella vita privata. Suddette regole vengono redatte affinché la vita nel forum o nel gruppo di un social network sia più libera possibile e rispettosa di tutti. Niente insulti quindi ne tanto meno prese in giro, commenti razzisti e messaggi blasfemi. Ma qual è la cosa che ho a cuore veramente? Un moderatore non dovrebbe mai far pesare il proprio grado sull’utente. Questo non farebbe altro che far letteralmente scappare gli utenti o, peggio, creare flame nelle varie discussioni. Ci sono molti forum in Italia ma anche nel mondo, dove quando si scrive si è quasi scherniti dal primo utente che ti legge, ma anche dagli stessi moderatori, che ti rispondono in un thread o addirittura ti arrivano risposte saccenti e “altezzose”.

Cos’è un flame?

Un flame (fiamma in inglese) significa creare un messaggio provocatorio nei confronti di altri utenti, il tutto per cercare di aizzare gli stessi contro. Questo discorso vale anche per i social network, chiunque può creare flame in qualunque ambito.

Cos’è un thread?

Un thread è una “discussione” ossia una piccola stanza dove si può parlare solo di quello per cui la discussione è stata creata (titolo del thread). Ovviamente in un forum sono presenti più stanze di argomenti dedicati al fine proprio del forum. Nei social network invece i thread si possono considerare dei semplici post che vengono poi commentati direttamente dagli utenti, gli stessi poi vengono moderati dai vari moderatori della pagina o del gruppo nel social network.

Il moderatore secondo me

Credo molto in questa figura del web in quanto grazie a loro, l’intero mondo “internettiano” è più sicuro, corretto e soprattutto utile. Per questo motivo il modo che ho di propormi come moderatore ai vari utenti è quello di rivolgermi con educazione, professionalità e trasparenza. Anche se siamo dietro ad una macchina, questo non ci deve distrarre dall’essere sempre noi stessi, anche se appunto non abbiamo una relazione visiva con gli utenti.

Spero dunque di avervi fatto capire come dovrebbe lavorare un moderatore, figura che soprattutto durante gli ultimi anni, ha visto una grossa espansione e non è al momento tutelata da alcuna legge. Speriamo che in un futuro…

Togliere URL dall’indice dei motori di ricerca: a cosa serve?

Parlando di SEO e di indicizzazione, vi sarà capitato anche a voi di cercare qualcosa su Google, BingYahoo e di notare che nei risultati di ricerca (o SERP) sono presenti dei link che non funzionano: ci cliccate sopra e come per magia si materializza un errore 404 “page not found”.

Ebbene, il SEO che gestisce il sito, dovrebbe in questi casi cercare di risolvere questo problema, per non incappare in penalizzazioni da parte di questi motori di ricerca più famosi. Ma come si può fare?

Ci sono due modi:

  • tramite .htaccess
  • tramite la Search Console del motore di ricerca più famoso ed utilizzato: Google

E’ chiaro però che dovremmo avere bene in mente cosa fare e, soprattutto, cercare di capire che cosa è successo alla pagina o articolo che non è più presente nel nostro sito. Se infatti stiamo tenendo sempre sotto controllo un sito e ci accorgiamo che una pagina è stata tolta dovremmo cercare di capire se quella pagina verrà inserita di nuovo con un permalink diverso, oppure se viene definitivamente tolta dal sito.

Nel primo caso, potremmo utilizzare un redirect che andrà a reindirizzare la vecchia URL alla nuova mentre per il secondo caso dovremmo dire al motore di ricerca di togliere quella URL dal proprio indice.

Partiamo dallo strumento forse più famoso: Google Search Console (il vecchio Web Master Tool di Google). Una volta entrati nel pannello dovremmo andare a sinistra cliccando il menù “Indice Google” e “Rimozione URL”. Vi basterà quindi inserire l’indirizzo completo comprensivo del “http” per inserire la URL da rimuovere. Attenzione però, questo non rimuoverà la URL completamente e in maniera definitiva, bisognerà comunque ricontrollare per vedere se Google ha capito che quella risorsa non c’è più ed eventualmente anche pensare di lasciare una pagina 404: Google la rimuoverà col tempo.

Tramite il file .htaccess poi è anche possibile reindirizzare direttamente la URL vecchia alla nuova o alla home del nostro sito (nel caso in cui la URL da rimuovere non abbia altre risorse simili per argomento nel sito). Per farlo è sufficiente scrivere nel file così:

Redirect 301 /vecchiaurl.htm http://www.nuovodominio.it/paginanuova

Perché Redirect 301? Esistono due tipi di redirect, il definitivo e il momentaneo. In questo caso ho optato per un redirect definitivo, il 301 per l’appunto e il momentaneo ha invece il codice 302.

Spero di avervi chiarito un po’ di dubbi riguardo questo vero e proprio lavoro. Pensate infatti di avere 20 o più siti da gestire e sistemare i link diventa dura se non si hanno competenze e soprattutto un metodo.

Per chi volesse approfondire, suggerisco la lettura del libro di Riccardo Mares, Mamma posso spiegarti lavoro nel web, di cui ho scritto la recensione.

Cookies e Privacy: dal 2 giugno 2015 saranno obbligatori per i nostri siti web.

Dopo il 21 aprile e il #mobilegeddon, un’altra novità sta per arrivare nel mondo dei siti web, stavolta però riguardante il loro aspetto legale: l’utilizzo di Cookies e Privacy. Dal 2 giugno 2015 infatti sarà imposto, dal Garante della Privacy, l’obbligo di far accettare l’informazione relativa all’inserimento di Cookies nel proprio sito web da parte degli utenti che atterreranno sul sito.

Ma cosa sono i cookies? Dall’inglese singolare cookie ossia biscotto, cookies al plurale, sono dei semplici file di testo che vengono automaticamente scaricati dai browser mentre navighiamo su un sito e che memorizzano informazioni come: il contenuto di un carrello della spesa di un sito e-commerce, alcuni dati degli utenti che visitano suddetto sito e alcune statistiche generiche come il codice di tracciamento Google Analytics e altri tipi di informazioni.

Quindi, facendo una sorta di lista da tenere ben presente quando si vuole creare un sito web, andiamo a vedere i punti focali dedicati alla parte burocratica da abbinarci:

  • Link che rimanda alla pagina Cookie Policy, Privacy Policy e alle note legali (visibile magari nel footer)
  • Fate accettare il consenso alla Privacy del vostro sito da parte dell’utente prima della compilazione e dell’invio di un form per il contatto generico (o quello per la registrazione) e iscrizione newsletter.
  • Inserite un “bannerino” che avvisi l’utente dell’uso dei cookies nel nostro sito web.

Ricordo comunque che per avere un sito web che funzioni, prima, oltre a queste diciamo informazioni da inserire, ci dovrebbe essere (in questo caso il condizionale è d’obbligo) un bel progetto per non trovarci, dopo pochi mesi, con poche idee.

Il web è comunque pieno di informazioni a riguardo e vi basterà cercare nei motori di ricerca notizie simili; quella da cui ho preso spunto io è una notizia dal blog di Alessia Martalo.

Siti WEB: dal 21 aprile Google favorirà quelli mobile friendly

Dal 21 aprile Google appoggerà il layout responsive.

Segnatevi questa data: 21 aprile, giorno storico per il web. Google ha infatti deciso di promuovere i siti mobile friendly a discapito di quelli che ancora non lo sono. Per chi non lo sapesse, un sito mobile friendly si può visualizzare anche dai piccoli dispositivi come tablet smartphone oltre che da notebook e pc normali. Quelli che non lo sono invece,si vedono diciamo in maniera strana, obbligandoci a scorrere con le dita sullo schermo per cercare di leggerne tutto il contenuto che non è praticamente adattato in automatico in base allo schermo.

Cosa ha spinto google a fare questo passo?

Pensate che oltre il 58% dei naviganti italiani, utilizza un device come il proprio cellulare o tablet per navigare; più della metà delle persone presenti sul web. Va da se che questo si traduce in un grosso business, sia per quanto riguarda le persone che praticamente da ovunque possono accedere al web e sia per le aziende che possono essere sempre più a portata di mano dei potenziali clienti. Il futuro? Il mondo del web è sempre in evoluzione e non ci resta che tenerci sempre aggiornati su questo mondo che cambia anche in base alle esigenze degli utenti e delle aziende.

Ma cosa succederà quindi nella SERP, ossia i risultati di ricerca di Google?

Dal 21 aprile i siti web responsive o mobile friendly saranno preferiti da Google nella ricerca organica, facendoli praticamente apparire prima rispetto a quelli ancora diciamo di “vecchio tipo” ossia quelli che non hanno un layout responsive, il tutto dalle ricerche (SERP) da cellulare/tablet. Quindi per un’azienda questo si tradurrà nel perdere posizioni nei risultati di ricerca (per ricerche fatte tramite smartphone o tablet), in base a certe parole chiave, perdendo così potenziali clienti.

Come facciamo a vedere se il nostro sito è mobile friendly?

Google ha messo a disposizione, da un po’ di tempo in realtà, un tool molto semplice che vi aiuterà a capirlo: clicca qui.

Spero di avervi aiutato a schiarire un po’ le idee su questa novità di Google. Se così non fosse vi prego di contattarmi attraverso i miei canali, sarò felice di aiutarvi.

Come creare un sito web: il migliore approccio per un progetto che funzioni

Creare un sito web aziendale non è una cosa banale, è un lavoro che prenderà tempo, risorse e competenze che non sempre tutti gli imprenditori o le aziende stesse, hanno. L’imprenditore che ha deciso di sbarcare online con il proprio sito e che ti ha commissionato di fare, dovrebbe avere già un’idea di come si possa impostare, in base ai propri gusti e, soprattutto, in base al suo target. Questo in uno scenario ideale, ma purtroppo non è sempre così, anzi, aggiungerei non è praticamente mai così.

La realtà:

Purtroppo, al giorno d’oggi, ci sono ancora persone che ti fanno la fatidica domanda:

“Ok facciamo il sito ma a che serve oggi?”.

Probabilmente, se qualcuno ti dice così, significa che non ha molto le idee chiare sulle potenzialità del web e sarà quindi nostro il compito di fargli capire questo vasto mondo che prende più di qualche branca dell’informatica oltre ovviamente al marketing online.

Detto questo, si potrebbe stilare una lista di punti su cui poi mettersi a ragionare ma non lo voglio fare perché potrebbe essere riduttivo nei confronti del progetto. Si un progetto, è questo il segreto di ogni sito web: deve esserci alla base un progetto.

Come si crea un progetto per il web?

La web agency o diciamo anche il freelance, dovrebbe a questo punto dedicarsi completamente all’azienda per cui dovrà fare il sito e credere nello stesso assieme all’imprenditore. Quest’ultimo dovrebbe fornire i dati di vendita o dare quanto meno un prospetto delle attività dell’azienda, per cercare di creare uno schema aziendale o una sorta di vera e propria mappa mentale da cui partire.

L’approccio:

Non è sempre facile logicamente ma per aiutare l’azienda che ci ha commissionato di fare il suo sito, possiamo provare a farla ragionare con queste semplici domande: Perché ha bisogno del sito? Come ha intenzione di procedere (esempio: useremo un CMS come WordPress e avrà magari anche bisogno di un servizio di newsletter aziendali)? Chi dovrebbe vedere il sito? Cosa dovrebbe vendere il sito? Quando? Se non l’avete capito, è la famosa Regola delle 5 W. Una volta che siamo riusciti a rispondere a tutte queste domande, allora potremmo cominciare il progetto buttando giù, su un foglio di carta, tutte le fasi di realizzazione del sito con la sua struttura. Ovviamente ripeto, se il cliente non ha ancora chiare queste fasi, è compito nostro fargli capire il motivo di tutte queste “perdite di tempo”.

“Eh ma come? Tutta questa roba? Impossibile”.

Si questa è un’altra frase che non smetteremo, forse mai, di sentire quando cerchiamo di far ragione il nostro cliente. Il fatto di sbarcare online con il sito dell’azienda infatti non è assolutamente un gioco e, come per chi apre un’azienda dal principio è costretto a sentire il commercialista e i vari enti dedicati a questo genere di cose, per creare un sito web l’azienda deve affidarsi ad una persona/azienda che faccia capire tutti gli aspetti del web, spiegandone le potenzialità. Questo è veramente importante affinché l’azienda/persona capisca in tutto e per tutto il web come strumento per proporre il valore della propria azienda e facendo questo aiuterà ad evolvere anche il nostro paese, il quale sta avendo qualche difficoltà e ha bisogno di tutti noi per crescere.

Ma i concorrenti?

Avete mai sentito parlare dei competitor? E’ chiaro che in un progetto che funzioni, ci sia alla base un controllo sui concorrenti che potrebbero già proporre i nostri prodotti. Il nostro obiettivo sarà quello, in definizione del progetto, di capire quali siano gli aspetti che trascurano i nostri concorrenti per cercare di dare un servizio sempre migliore. Non parlo soltanto del prodotto in se ma anche del servizio che ci va attorno. Nel caso ad esempio fossimo in procinto di lanciare un’azienda con un sito e-commerce, migliorare il servizio post vendita potrebbe essere un’idea.

Ora, visto che l’argomento è veramente ampio, voglio dar spazio a voi nei commenti più in basso, per dire la vostra idea, cercando di ampliare ulteriormente il tema. Come potete capire è un argomento molto complesso, pieno di insidie e moltissimi aspetti e servizi che ci potranno aiutare. Proprio su questi servizi sono stati scritti parecchi libri, vedi ad esempio Mamma posso spiegarti, lavoro nel web di Merlinox. Non mi resta che augurarvi quindi una buona lettura e darvi appuntamento al mio prossimo articolo.

Comprare Mi Piace ha davvero così senso come vogliono farci credere?

L’acquisto di “Mi Piace” è una pratica diffusa ma vediamo se può davvero aiutare i gestori di pagine Facebook professionali.

Le aziende o gli esercizi commerciali, a volte, non hanno tempo per aspettare e vorrebbero avere una pagina Facebook con molti fan (diciamo più di mille) e per questo motivo sono spinte ad acquistare dei pacchetti “pronti all’uso” che trovano sul web, per aumentare la quantità di “amici” in maniera veloce, senza calcolare però alcuni aspetti rilevanti. Il titolare quindi si fa “due conti” e vede che: il prezzo è basso e la quantità di “mi piace” elevata ed è propenso ad acquistare il servizio. Un po’ come si faceva (o si fa ancora purtroppo) qualche tempo fa, prendendo degli indirizzi a caso per le newsletter o addirittura per acquistarne di “nuovi” da varie banche online.

Acquisteremo quindi un numero di mi piace ma, siamo sicuri che questi utenti servano davvero alla nostra pagina? Facciamo degli esempi. Prendiamo un esercizio commerciale come una gelateria o un calzolaio che risiedono in una data città. Ha senso che questi mi piace che abbiamo acquistato vengano da tutt’altra zona? Ovviamente no perché ad un tizio può non interessare assolutamente che noi vendiamo gelati a Padova mentre lui è di Palermo. Senza contare poi che, ad una pagina a cui sono stati affiancati dei “mi piace” chiamiamoli “pilotati” in questo modo, è molto facile che le stesse persone che vedono questi post non richiesti diciamo (sempre che siano degli account reali), li segnalino come Spam.

Quindi pensateci bene perché la cosa migliore che possa succedere ad una pagina Facebook professionale che si rispetti, è il “mi piace” spontaneo.

Questo perché, come scrive anche Giovanni Ronci, bisogna coinvolgere i vari fan dandogli dei motivi per rimanere sulla pagina: notizie, comunicazioni ufficiali, eventi, post informativi e… puoi continuare tu nei commenti in basso.

Ma il segreto qual è? Semplicità, trasparenza e fantasia per far arrivare spontaneamente i “mi piace” ossia quella famosa azione di cliccare sul tasto “Mi Piace” della nostra pagina Facebook che consente all’interessato di rimanere aggiornato sulle attività dell’azienda/esercizio commerciale. Quindi a noi il compito di fidelizzare il potenziale cliente, più lo facciamo sentire al centro del nostro progetto, più si sentirà importante e quindi coinvolto. Il tutto poi condito dalla nostra fantasia senza però uscire dal piano editoriale che si è pensato a tavolino per l’azienda in questione (se presente). Ma ricordate, meglio pochi post ma buoni, che tanti di “basso livello”; questo perché se le persone si stufano, da qui a cliccare “non mi piace più” sulla pagina, è un attimo; peggio ancora se vi segnalano come spam o se oscurano il contenuto. Se poi non riuscite a proporre dei post quotidianamente, non è un problema, basta che la pagina non sia abbandonata per settimane, ma che escano almeno due o tre post a settimana.

Spero di avervi risolto qualche dubbio con questo mio articolo e mi piacerebbe leggere la vostra opinione nei commenti a cui sarò felice di rispondere.